“Slash Festival 2026”, a Milano disabilità e identità queer riscrivono i corpi in scena

Dal 18 al 27 settembre torna a Milano Slash Festival, la rassegna di ArteVOX Teatro dedicata alla ricerca sull’accessibilità nelle arti performative. La terza edizione attraverserà soprattutto i quartieri di Baggio, San Siro e Quarto Cagnino, portando teatro, danza, musica, laboratori, podcast e incontri in luoghi come Mare Culturale Urbano, Spazio Teatro 89, Biblioteca di Baggio e diversi spazi all’aperto della zona occidentale della città.

Ma definirlo soltanto un festival “accessibile” rischierebbe di perdere la parte più interessante del progetto. Nel presentare l’edizione 2026, la direzione artistica sceglie infatti di mettere in relazione in modo esplicito disabilità, queerness e identità, partendo da una domanda che riguarda chiunque: chi stabilisce quale corpo debba essere considerato normale, desiderabile, autonomo o adeguato?

È qui che Slash incontra un terreno ancora poco frequentato anche nel dibattito LGBTQIA+ italiano: quello della teoria crip, che mette in discussione contemporaneamente abilismo ed eteronormatività.

Quando anche la “normalità” diventa una costruzione da interrogare

La dichiarazione curatoriale firmata da Marta Galli è particolarmente esplicita. Dopo le precedenti edizioni dedicate all’accessibilità culturale e alla valorizzazione dei corpi che non corrispondono ai modelli dominanti, Slash 2026 vuole esplorare le connessioni tra disability studies, queerness e costruzione delle identità.

Il riferimento teorico indicato dagli organizzatori è Robert McRuer, tra gli autori che hanno contribuito a sviluppare la crip theory mettendo in relazione l’idea di “abilità obbligatoria” con quella di eterosessualità obbligatoria. Nella prospettiva crip, il problema non consiste semplicemente nell’includere chi devia da una presunta norma: è la norma stessa a dover essere analizzata, perché anche ciò che viene presentato come corpo “naturale”, efficiente, indipendente e desiderabile è il risultato di convenzioni sociali e rapporti di potere.

ArteVOX traduce questa prospettiva in un obiettivo programmatico: rendere più difficile considerare ovvio ciò che definiamo normale. E sottolinea che il festival vuole incorporare sempre più direttamente nella propria struttura artistica le esperienze di chi vive sulla propria pelle meccanismi di normatività ed esclusione.

Per una testata LGBTQIA+ il passaggio è significativo. Abilismo ed eteronormatività non agiscono necessariamente in compartimenti separati: entrambi producono aspettative su quali corpi siano legittimi, autonomi, produttivi, sessualmente desiderabili e degni di essere rappresentati. La letteratura accademica sulla crip theory insiste proprio sull’intreccio storico tra disability studies e queer theory e sulle esperienze di patologizzazione che hanno interessato, seppure in forme diverse, persone disabili e persone con identità sessuali e di genere non conformi.

Dal podcast con Chiara Bersani alla danza di Giuseppe Comuniello

Questa impostazione non resta confinata alle dichiarazioni teoriche.

Il 22 settembre alla Biblioteca di Baggio arriverà dal vivo CripTonite, podcast di CBM Italia condotto da Marina Cuollo e Jacopo Cirillo, nato per smontare stereotipi sulla disabilità nella scuola, nel lavoro, nei media e nella quotidianità. Ospite della puntata milanese sarà Chiara Bersani, performer e autrice che ha fatto del corpo uno dei nuclei centrali della propria ricerca artistica. L’ingresso annunciato è gratuito.

Il giorno successivo, sempre alla Biblioteca di Baggio, sarà presentato Indomabili bisbetiche di Sara Urban, definito una “guida femminista al teatro e ai corpi in scena”. Il libro attraversa la storia della rappresentazione teatrale mettendo insieme artiste e performer capaci di scardinare ruoli prestabiliti, dalle esperienze del passato alla scena underground contemporanea, includendo anche le Nina’s Drag Queens. L’appuntamento è gratuito e a ingresso libero.

Tra i momenti più significativi c’è poi Cuna, in programma il 25 settembre allo Spazio Teatro 89, lavoro ideato e interpretato dal danzatore e coreografo cieco Giuseppe Comuniello. Prima dello spettacolo è previsto anche un laboratorio gratuito, con prenotazione obbligatoria, dedicato all’audiodescrizione poetica sussurrata.

Non si tratta semplicemente di aggiungere una descrizione verbale a qualcosa pensato originariamente per un pubblico vedente. Il dispositivo viene portato dentro il processo artistico: attraverso voce, tocco, consenso e relazione tra le persone, l’accessibilità diventa parte stessa dell’esperienza scenica.

Una discoteca in cui il ritmo si sente anche sul corpo

Altre soluzioni mostrano quanto l’accessibilità possa produrre nuovi linguaggi invece di limitarsi a correggere barriere dopo che uno spettacolo è stato progettato.

Il 19 settembre a Mare Culturale Urbano, per esempio, Disco Slash proporrà un dj set in cuffia accessibile anche alle persone sorde grazie a cinture vibrotattili, capaci di trasformare le frequenze musicali in vibrazioni percepibili dal corpo. L’ingresso è indicato come gratuito e libero.

Il festival prevede inoltre interpreti LIS, mappe e tour tattili, audiodescrizioni, schede dettagliate sull’accessibilità degli spazi e stanze di decompressione sensoriale.

Alcuni lavori sono costruiti intorno a esigenze ancora più specifiche. Tracce, per esempio, è uno spettacolo itinerante nella natura rivolto a bambine e bambini nello spettro autistico, con un percorso a tappe che rispetta i tempi individuali dei partecipanti. Altri spettacoli sono dichiarati accessibili a persone neurodivergenti o sorde.

Il 27 settembre al Parco delle Cave, infine, un laboratorio di DanceAbility condotto da Juri Roverato e Anna Maini sarà aperto anche a persone con disabilità motoria e cognitiva. Il movimento viene proposto come forma di comunicazione che non richiede un unico modello corporeo e che può partire dalle possibilità differenti di ciascuna persona. La partecipazione è gratuita, con prenotazione consigliata.

L’accessibilità prima dello spettacolo, non dopo

È probabilmente questo l’elemento più interessante di Slash: l’accessibilità non appare come una concessione destinata a una minoranza di spettatori, ma come una variabile capace di modificare la produzione culturale stessa.

Significa chiedersi non soltanto se una persona possa entrare fisicamente in teatro, ma chi viene immaginato come pubblico quando un’opera viene creata, quali sensi vengono dati per scontati, quali capacità si presuppongono e quali corpi continuano invece a essere considerati eccezioni.

Il progetto 2026 prova anche a spostare parte del potere decisionale. ArteVOX ha avviato infatti “Direzioni Possibili”, un percorso di direzione artistica partecipata rivolto a persone under 30, con particolare attenzione a giovani neurodivergenti o con disabilità sensoriali, fisiche o cognitive. Il gruppo seguirà il festival e parteciperà successivamente alla selezione di una parte della programmazione 2027.

Non solo spettatori accessibili, dunque, ma persone con disabilità dentro i processi attraverso i quali viene deciso che cosa meriti di arrivare su un palco.

Perché riguarda anche la comunità LGBTQIA+

Per il mondo queer questa discussione è tutt’altro che marginale.

Le comunità LGBTQIA+ hanno costruito una parte importante della propria storia politica contestando l’idea che esista un solo modo corretto di vivere il genere, il desiderio, la famiglia o il corpo. Ma anche gli stessi spazi queer possono riprodurre gerarchie legate all’età, all’aspetto fisico, alla neurotipicità o all’abilità.

Guardare la cultura LGBTQIA+ dalla prospettiva della disabilità significa quindi ampliare la domanda: quali corpi siamo davvero disposti a considerare desiderabili, autonomi, politici e protagonisti?

Slash Festival prova a portare questa domanda fuori dai convegni accademici e dentro teatri, biblioteche, parchi, piste da ballo e laboratori.

Dal 18 al 27 settembre, a Milano, la terza edizione non promette di offrire una nuova definizione di normalità. Fa qualcosa di più radicale: prova a mostrarci perché potremmo non averne bisogno.

Informazioni utili

Slash Festival 2026 si svolgerà a Milano dal 18 al 27 settembre, con appuntamenti principalmente nei quartieri di Baggio, San Siro e Quarto Cagnino e iniziative anche al Parco delle Cave e a Boscoincittà. Il calendario comprende numerosi eventi gratuiti e alcuni spettacoli a pagamento. Diverse attività richiedono o consigliano la prenotazione.

Alla data della verifica, 27 agosto 2026, il programma ufficiale distingue gli appuntamenti gratuiti da quelli a pagamento, ma non rende disponibili in modo uniforme nella pagina generale tutti i prezzi dei singoli spettacoli; anche la disponibilità residua dei posti può cambiare. Per partecipare conviene quindi controllare il programma ufficiale e il circuito di biglietteria indicato da ArteVOX prima dell’evento.

 

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