“La città delle donne 2026”, a Bologna tre giorni su alleanze, periferie e femminismo intersezionale

Dal 15 al 17 ottobre torna la quarta edizione del festival ideato dall’Associazione SpostaMenti con Open Group e Fondazione Barberini. Al centro, una città femminista e democratica capace di riconoscere differenze, disuguaglianze e nuove alleanze. Francesca Alinovi è la figura ispiratrice dell’edizione.

BOLOGNA – Come si può immaginare una città che sia davvero accogliente per tutte le persone? Quali alleanze sono necessarie per trasformare gli spazi urbani, le relazioni e le opportunità di partecipazione? Sono le domande al centro della quarta edizione di “La città delle donne”, in programma a Bologna dal 15 al 17 ottobre 2026.

Il festival, ideato dall’Associazione SpostaMenti insieme a Open Group e Fondazione Barberini, con la direzione artistica di Laura Gramuglia, propone una riflessione sulla città femminista, democratica e inclusiva. Gli appuntamenti si svolgeranno tra la Sala Tassinari di Palazzo d’Accursio, in piazza Maggiore, e la Fondazione Barberini, in via Mentana 2.

Il tema scelto per il 2026 è quello delle alleanze: un concetto che attraversa il dialogo tra generazioni, il rapporto fra centro e periferie, la decolonialità e le connessioni tra passato, presente e futuro. Il programma dettagliato degli incontri e gli orari non risultano ancora definiti nelle informazioni disponibili.

Una città femminista non è soltanto una città per le donne

La prospettiva dichiarata dalla manifestazione è intersezionale. Il femminismo viene quindi inteso come uno strumento per leggere le disuguaglianze che si producono dall’intreccio di genere, orientamento sessuale, disabilità, provenienza, classe sociale e altre dimensioni dell’identità e dell’esperienza.

Questa impostazione amplia il significato stesso di spazio urbano. Una città accogliente non si misura soltanto attraverso la presenza di servizi, ma anche nella possibilità di muoversi, abitare, lavorare, partecipare alla vita culturale e sentirsi riconosciutə senza subire esclusioni. Le necessità di una donna con disabilità, di una persona queer, di una migrante o di chi vive in una periferia possono essere differenti, ma spesso incontrano barriere prodotte dalle medesime strutture sociali.

Il tema delle alleanze invita a interrogarsi proprio su questo: come costruire risposte comuni senza cancellare le differenze? E come evitare che l’inclusione rimanga una formula astratta, anziché diventare una pratica concreta nella progettazione dei luoghi e delle politiche pubbliche?

Decolonialità, periferie e dialogo tra generazioni

L’edizione 2026 mette in relazione questioni che spesso vengono affrontate separatamente. La decolonialità richiama la necessità di interrogare le eredità del colonialismo e le gerarchie culturali ancora presenti. Il riferimento alle periferie porta invece l’attenzione sulle disuguaglianze territoriali, sull’accesso ai servizi e sulla distribuzione delle opportunità culturali e sociali.

Il dialogo tra generazioni e il collegamento fra passato, presente e futuro completano questa cornice. L’obiettivo è immaginare una trasformazione che non parta da zero, ma riconosca le esperienze, le pratiche e le lotte che hanno reso possibili i diritti e gli spazi di libertà di oggi.

Per LGBT World, il valore della proposta risiede nella possibilità di mettere in comunicazione femminismo e cultura queer con il tema più ampio della cittadinanza urbana. Le città sono infatti uno dei luoghi in cui i diritti diventano esperienza quotidiana: dalla sicurezza degli spazi pubblici all’accessibilità, dalla libertà di espressione alla possibilità di costruire reti comunitarie.

Francesca Alinovi, una figura tra arte e libertà

La figura ispiratrice della quarta edizione è Francesca Alinovi, critica d’arte e docente, la cui immagine viene reinterpretata dall’artista queer Percy Bertolini.

La scelta colloca il festival in un dialogo con la storia culturale bolognese e con le esperienze artistiche capaci di mettere in discussione convenzioni e confini. Alinovi, nota per il suo lavoro di critica e per l’attenzione alle sperimentazioni contemporanee, diventa un riferimento simbolico attraverso cui collegare memoria, ricerca artistica e nuove forme di espressione.

La reinterpretazione visiva affidata a Percy Bertolini aggiunge una prospettiva queer a questo dialogo tra generazioni. Non si tratta soltanto di ricordare una figura del passato, ma di rileggerne l’eredità attraverso sensibilità e linguaggi del presente, coerentemente con il tema delle alleanze che attraversa l’intera edizione.

Cultura e spazi pubblici: il significato della scelta bolognese

La manifestazione si distribuisce tra Palazzo d’Accursio, sede istituzionale nel cuore di Bologna, e la Fondazione Barberini. La scelta di luoghi differenti permette di mettere in relazione il dibattito pubblico con gli spazi della cultura e dell’associazionismo.

Il festival si inserisce in un contesto cittadino in cui le pratiche femministe e LGBTQIA+ hanno una storia significativa, ma il suo obiettivo non è limitarsi a celebrare un’identità locale. Il punto centrale è utilizzare Bologna come laboratorio di riflessione su questioni che riguardano molte città italiane: chi ha accesso agli spazi, chi resta ai margini e quali strumenti possono rendere la partecipazione più equa.

L’approccio intersezionale offre una chiave utile anche per comprendere le contraddizioni delle politiche di inclusione. Un intervento urbano può essere formalmente aperto a tutte le persone e, allo stesso tempo, risultare difficilmente accessibile per chi ha una disabilità, risorse economiche limitate o vive lontano dai luoghi centrali. Una prospettiva femminista invita a considerare queste differenze già nella fase di progettazione, anziché trattarle come questioni successive.

Un programma ancora in definizione

“La città delle donne” si svolgerà dal 15 al 17 ottobre 2026. Gli organizzatori hanno annunciato la cornice tematica, i luoghi principali e la figura ispiratrice dell’edizione, ma non risultano ancora pubblicati tutti i dettagli del programma.

Restano da confermare l’elenco completo delle persone ospiti, gli orari dei singoli appuntamenti, le modalità di ingresso e prenotazione e le informazioni sull’accessibilità delle diverse sedi. Non è quindi possibile indicare, allo stato attuale, se tutti gli eventi saranno gratuiti o quali servizi specifici saranno disponibili.

La quarta edizione si presenta come un’occasione per discutere il rapporto tra femminismo, cultura e trasformazione degli spazi urbani. La sfida sarà rendere il tema delle alleanze una pratica riconoscibile: capace di collegare storie e soggettività differenti, e di immaginare città in cui la libertà e la partecipazione non dipendano dal genere, dalla provenienza, dal corpo o dalle condizioni sociali.

Informazioni utili

Evento: La città delle donne 2026 – quarta edizione

Date: 15–17 ottobre 2026

Luoghi: Sala Tassinari, Palazzo d’Accursio, piazza Maggiore; Fondazione Barberini, via Mentana 2 – Bologna

Organizzazione: Associazione SpostaMenti, Open Group e Fondazione Barberini

Direzione artistica: Laura Gramuglia

Tema: Alleanze

Figura ispiratrice: Francesca Alinovi, reinterpretata visivamente da Percy Bertolini

Programma e accesso: dettagli in aggiornamento sui canali ufficiali

Fonti

  • Sito ufficiale del festival: https://lacittadelledonne.eu/
  • Canale Instagram ufficiale: https://www.instagram.com/lacittadelledonne.bologna/

 

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