Arcigay verso il XVIII Congresso: due progetti politici si confrontano sul futuro dell’associazione

Dal 13 al 15 novembre Arcigay riunirà a Roma il XVIII Congresso nazionale. Sul tavolo non ci sarà soltanto il rinnovo della guida dell’associazione: due mozioni, “Saperi in circolo” e “Impreviste”, propongono visioni differenti per affrontare i prossimi quattro anni, dall’autodeterminazione trans alle famiglie queer, dalla salute alla scuola, dal sex work fino all’intelligenza artificiale.

Il prossimo Congresso nazionale di Arcigay sarà molto più di un appuntamento statutario.

Dal 13 al 15 novembre 2026, a Roma, una delle principali reti associative LGBTQIA+ italiane sarà chiamata a scegliere la propria nuova guida e, soprattutto, a stabilire quale progetto politico dovrà orientarne l’azione nei prossimi quattro anni.

Il XVIII Congresso arriva infatti con due mozioni concorrenti: Saperi in circolo – Da convergenze inedite, collegata alle candidature di Luciano Lopopolo alla presidenza nazionale e Anna Claudia Petrillo alla segreteria generale, e Impreviste – Il potere trasformativo della radicalità transfemminista e queer, che propone Angelica Polmonari come presidente e Natascia Maesi come segretaria generale.

Non si tratta semplicemente di una competizione tra nomi. I due documenti congressuali — rispettivamente di oltre sessanta e oltre ottanta pagine — descrivono due percorsi che condividono numerose battaglie fondamentali ma presentano accenti, linguaggi e idee sull’organizzazione dell’associazione non sempre coincidenti.

Ed è proprio questo a rendere politicamente interessante il Congresso di novembre.

Un passaggio di fase per Arcigay

Il percorso congressuale partirà dai territori.

La pagina nazionale di Arcigay registra come prima data il 26 settembre, con l’avvio del congresso territoriale di Reggio Calabria, e prosegue nelle settimane successive con appuntamenti già calendarizzati in numerose città e province. In queste assemblee verranno discusse e votate le mozioni e saranno elette le persone delegate che parteciperanno al Congresso nazionale. Il calendario, allo stato attuale, non è ancora completo e viene progressivamente aggiornato dall’associazione.

La posta in gioco è significativa anche perché il Congresso segnerà una trasformazione dell’attuale gruppo dirigente.

Natascia Maesi, eletta nel 2022 come prima donna presidente nazionale di Arcigay, questa volta si presenta come candidata alla segreteria generale nella mozione Impreviste, al fianco di Angelica Polmonari. Nell’altra mozione, Luciano Lopopolo e Anna Claudia Petrillo provengono entrambi dall’attuale dirigenza nazionale: il primo ha la delega alla formazione, la seconda ai rapporti territoriali.

Angelica Polmonari arriva invece da un percorso che intreccia attivismo locale e internazionale: è stata presidente di Arcigay Modena e ricopre un ruolo nel Women’s Committee di ILGA World, dove nel 2024 è stata confermata alla guida del comitato per un secondo mandato.

“Saperi in circolo”: alleanze, capacità politica e organizzazione

Saperi in circolo – Da convergenze inedite struttura la propria proposta attorno a tre grandi blocchi: gli orizzonti delle lotte, il ruolo pubblico e le alleanze, la governance dell’associazione.

Il documento parte dalla convinzione che i diritti LGBTQIA+ non possano essere isolati dalle condizioni materiali delle persone. Autodeterminazione, salute, casa, lavoro, reddito, welfare, disabilità, migrazioni e accesso ai servizi vengono quindi letti come questioni profondamente intrecciate.

La prospettiva dichiarata è transfemminista.

La mozione interpreta gli attacchi contro le persone trans, i diritti sessuali e riproduttivi, le famiglie queer e l’educazione sessuale e affettiva come parti di un’offensiva politica più ampia, che supera i confini italiani. Da qui la proposta di rafforzare anche le alleanze europee e internazionali e di rendere Arcigay maggiormente protagonista nel dibattito politico nazionale.

Molto concrete sono alcune delle rivendicazioni.

Sul terreno della salute, Saperi in circolo propone il superamento delle barriere che ancora incontrano le persone trans nell’accesso agli screening, una maggiore formazione del personale sanitario e la tutela dell’integrità corporea delle persone intersex contro interventi medicalmente non necessari effettuati senza consenso.

Sul fronte dell’HIV chiede inoltre una revisione della legge 135 del 1990, un maggiore contrasto allo stigma sierologico e politiche capaci di tenere conto delle possibilità offerte oggi da strumenti di prevenzione come PrEP e PEP e dalle terapie più recenti.

Famiglie queer e autodeterminazione

Anche sulle famiglie la proposta è netta.

La mozione sostiene una riforma complessiva del diritto di famiglia capace di riconoscere la pluralità delle relazioni e delle forme familiari, il riconoscimento della genitorialità fin dalla nascita, l’accesso alle adozioni e all’affido per persone LGBTQIA+ e single e il matrimonio egualitario.

Nel documento compare anche la richiesta di riformare la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita affinché l’accesso non sia condizionato dall’orientamento sessuale, dall’identità di genere o dalla composizione della relazione.

Un altro elemento significativo riguarda il sex work. Saperi in circolo assume esplicitamente il principio secondo cui il lavoro sessuale consensuale tra persone adulte debba essere riconosciuto come lavoro, distinguendolo dalla tratta e dallo sfruttamento e chiedendo che le politiche siano elaborate insieme alle persone direttamente coinvolte.

Accanto alle rivendicazioni esterne, grande spazio viene dedicato al funzionamento interno: formazione delle persone volontarie, circolazione delle competenze, rafforzamento dei territori, infrastruttura tecnica, servizi nazionali, contrasto alle molestie e costruzione di una leadership più diffusa.

L’idea che attraversa il documento è che un’associazione nazionale possa essere forte soltanto se conoscenze e possibilità di decisione non rimangono concentrate in poche mani.

“Impreviste”: la radicalità transfemminista come chiave politica

La seconda mozione sceglie già nel titolo un’impostazione molto riconoscibile: Impreviste – Il potere trasformativo della radicalità transfemminista e queer.

Il riferimento all’“imprevisto” viene utilizzato per descrivere le soggettività che non trovano posto nei modelli sociali prestabiliti e che, proprio attraverso questa condizione, possono mettere in discussione le strutture di potere.

Il documento rivendica apertamente il conflitto politico come possibile motore di trasformazione e costruisce la propria proposta attorno a concetti come autodeterminazione, rappresentanza diretta, redistribuzione del potere, intersezionalità e autonomia dei territori.

Anche qui la condizione delle persone trans, non binarie e intersex occupa una posizione centrale.

Impreviste definisce l’autodeterminazione dei corpi e delle identità un principio non negoziabile e propone percorsi di affermazione di genere accessibili, tempestivi e rispettosi della pluralità delle esperienze, opponendosi a patologizzazione, infantilizzazione e gatekeeping.

Particolare attenzione viene dedicata anche alle persone minorenni, delle quali si rivendica il diritto a essere ascoltate e coinvolte nelle decisioni che le riguardano.

Non soltanto “parlare di”, ma lasciare spazio a chi vive le discriminazioni

Uno dei punti sui quali Impreviste insiste maggiormente è la rappresentanza diretta.

Persone con disabilità, persone razzializzate o con background migratorio, persone che vivono con HIV, sex worker e altre soggettività marginalizzate non dovrebbero essere soltanto destinatarie delle politiche associative, sostiene il documento, ma partecipare direttamente ai luoghi in cui quelle politiche vengono decise.

È una differenza importante di impostazione: l’intersezionalità non viene presentata soltanto come un metodo per analizzare discriminazioni che si sovrappongono, ma come un problema di distribuzione concreta del potere dentro l’associazione.

La stessa logica viene applicata ai territori.

La mozione contesta l’idea che il peso politico di un comitato debba dipendere esclusivamente dalle sue dimensioni e sottolinea come le realtà più piccole possano operare proprio nei luoghi nei quali costruire comunità LGBTQIA+ è più difficile. Da qui la richiesta di un maggiore equilibrio tra centro e territori e di una governance che non trasformi il peso numerico in marginalizzazione politica.

Dal sex work all’intelligenza artificiale

Se molti temi appartengono alla storia tradizionale del movimento LGBTQIA+, Impreviste prova anche ad allargare il campo.

Sul sex work la mozione adotta esplicitamente la formula “sex work is work” e propone un percorso nazionale costruito con le persone che svolgono lavoro sessuale e con le organizzazioni che le rappresentano, chiedendo anche un dibattito sulla depenalizzazione.

Ma tra i capitoli compare persino l’intelligenza artificiale.

La questione viene posta in termini di diritti: algoritmi addestrati su dati e rappresentazioni sociali già caratterizzati da discriminazioni possono riprodurre o amplificare stereotipi sulle persone LGBTQIA+. La mozione propone quindi un’attività di monitoraggio dei bias, un’interlocuzione con le istituzioni competenti e una maggiore attenzione alla protezione dei dati e ai sistemi che potrebbero inferire informazioni sensibili sull’identità delle persone.

È un terreno relativamente nuovo per l’associazionismo LGBTQIA+ italiano e segnala quanto il congresso voglia misurarsi non soltanto con le battaglie consolidate, ma anche con le trasformazioni tecnologiche destinate a incidere sempre di più sulla vita quotidiana.

Due mozioni più vicine sui diritti che sul modo di fare politica

Leggendo i due documenti integralmente, sarebbe riduttivo descrivere il Congresso come uno scontro tra una linea “moderata” e una “radicale”.

Le sovrapposizioni sono numerose.

Entrambe le mozioni assumono una prospettiva transfemminista, difendono l’autodeterminazione delle persone trans e non binarie, affrontano la questione intersex, chiedono maggiore tutela delle famiglie queer, attribuiscono centralità alla salute e al contrasto dello stigma HIV, parlano di migrazioni, disabilità, scuola, territori e condizioni materiali dell’esistenza.

Entrambe, inoltre, considerano insufficiente una politica LGBTQIA+ limitata al riconoscimento formale di alcuni diritti civili.

Le differenze emergono soprattutto nel modo in cui queste priorità vengono organizzate e tradotte in modello associativo.

Saperi in circolo insiste sulla capacità di Arcigay di produrre elaborazione politica, costruire alleanze, incidere sulle istituzioni e mettere in circolo competenze attraverso una struttura nazionale più efficace e una governance collegiale.

Impreviste accentua invece il tema della radicalità transfemminista, della rappresentanza delle soggettività marginalizzate, del riequilibrio dei rapporti di potere e dell’autonomia dei territori, rivendicando il conflitto come parte della vita democratica dell’associazione.

Due sensibilità che non rappresentano mondi impermeabili, ma che propongono priorità e strumenti differenti.

La scelta passerà dai territori

Prima di Roma, quindi, il Congresso attraverserà l’Italia.

Le assemblee territoriali saranno il primo banco di prova del confronto: discuteranno le due mozioni, eleggeranno le persone delegate e potranno portare al Congresso nazionale ordini del giorno, raccomandazioni e proposte di modifica.

È lì che un dibattito scritto oggi in oltre cento pagine complessive dovrà trasformarsi in confronto politico reale.

Per Arcigay il XVIII Congresso arriva in una fase nella quale molte delle questioni che fino a pochi anni fa sembravano destinate a un progressivo avanzamento sono tornate terreno di conflitto: percorsi di affermazione di genere, riconoscimento delle famiglie omogenitoriali, educazione sessuale e affettiva, diritti riproduttivi e presenza delle persone LGBTQIA+ nello spazio pubblico.

La domanda di novembre, allora, non sarà soltanto chi guiderà Arcigay.

Sarà quale Arcigay vorrà uscire da Roma.

Un’associazione chiamata contemporaneamente a difendere conquiste ancora fragili, rispondere ai nuovi attacchi e decidere se — e in quale modo — estendere la propria azione verso un progetto politico sempre più intersezionale e transfemminista.

Il confronto è appena iniziato. E saranno prima i territori, poi le persone delegate riunite a Roma, a stabilire quale delle due strade diventerà il programma dei prossimi quattro anni.

 

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