«Il problema dell’Italia non è il woke»: Francesco Angeli risponde a Conte sui diritti LGBTQIA+

L’attivista del Movimento 5 Stelle ed ex presidente di Arcigay Roma contesta l’idea di contrapporre battaglie identitarie e giustizia sociale: «In Italia mancano ancora diritti fondamentali». Alessandra Maiorino difende la linea del leader M5S e assicura che il Movimento non arretrerà sulle tutele LGBTQIA+.

Il dibattito sul “woke” aperto da Giuseppe Conte arriva dentro il Movimento 5 Stelle e provoca la risposta di una delle sue voci LGBTQIA+. Francesco Angeli, attivista molisano, già presidente di Arcigay Roma e tra gli organizzatori del Molise Pride, interviene criticando l’opportunità di trasferire nel contesto italiano una polemica nata negli Stati Uniti.

La sua è una posizione personale e non una presa di posizione ufficiale del M5S, ma pone una questione politica precisa: può una forza progressista parlare degli “eccessi” del woke in un Paese nel quale l’uguaglianza giuridica delle persone LGBTQIA+ non è ancora pienamente raggiunta?

Conte: la priorità sono le disuguaglianze

Il confronto nasce dall’intervento pubblicato da Conte su Repubblica il 21 agosto. Il presidente del Movimento 5 Stelle sostiene che la cultura woke non possa diventare una sorta di «religione morale autoreferenziale» né costituire l’ossatura ideologica di una forza progressista.

Secondo Conte, la sinistra dovrebbe mettere al centro soprattutto le disuguaglianze economiche e sociali, senza rinunciare all’attenzione verso le identità discriminate ma evitando le derive del politicamente corretto e della cancel culture.

Una posizione che ha immediatamente alimentato il confronto nel centrosinistra, con interventi che hanno cercato, in modi diversi, di tenere insieme questione sociale e tutela dei diritti.

Angeli: in Italia il problema è che i diritti ancora non ci sono

È proprio su questa contrapposizione che interviene Angeli.

Nella sua lettera, l’attivista richiama la situazione concreta dell’Italia: non esiste il matrimonio egualitario, manca una legislazione nazionale organica e specifica contro l’omotransfobia e il riconoscimento delle famiglie omogenitoriali continua a essere un terreno sul quale la tutela dei diritti è stata costruita anche attraverso ripetuti interventi dei tribunali e della Corte costituzionale.

A dieci anni dall’approvazione delle unioni civili, il matrimonio tra persone dello stesso sesso resta infatti assente dall’ordinamento italiano. Anche Arcigay, nel bilancio pubblicato nel maggio 2026, ha indicato matrimonio egualitario e piena genitorialità tra i principali traguardi ancora mancanti.

Sul fronte delle famiglie omogenitoriali sono arrivati negli ultimi anni importanti avanzamenti giurisprudenziali. La Corte costituzionale ha riconosciuto, in particolare, la necessità di tutelare il rapporto del minore con entrambe le madri quando il progetto genitoriale sia stato condiviso, ribadendo che l’orientamento sessuale non incide di per sé sull’idoneità ad assumere responsabilità genitoriali. Ma il quadro resta articolato e non coincide con una piena equiparazione legislativa di tutte le famiglie.

È su questo terreno che Angeli rovescia la prospettiva del dibattito: prima di interrogarsi sugli eccessi del “woke”, sostiene in sostanza, occorrerebbe guardare a ciò che in Italia ancora manca.

Diritti civili e diritti sociali riguardano le stesse persone

Il punto politicamente più rilevante dell’intervento di Angeli riguarda però la presunta alternativa tra rivendicazioni identitarie e problemi materiali.

Per l’attivista non esistono, da una parte, persone LGBTQIA+ interessate esclusivamente ai diritti civili e, dall’altra, lavoratori, precari o cittadini alle prese con salari, casa, sanità e costo della vita.

Sono spesso le stesse persone.

Una persona gay può avere un lavoro precario e contemporaneamente non poter sposare il proprio partner. Una donna lesbica può subire le conseguenze del caro-affitti e allo stesso tempo incontrare ostacoli nel riconoscimento della propria famiglia. Una persona trans può confrontarsi insieme con discriminazioni, lavoro, accesso ai servizi e condizioni economiche.

Da qui la critica alla stessa idea di dover scegliere una priorità tra uguaglianza sociale e diritti civili: per Angeli, le due dimensioni non possono essere separate.

La posizione è coerente anche con il percorso politico che lo ha portato nel Movimento 5 Stelle. Angeli ha raccontato in passato di essersi iscritto al M5S nel 2022 proprio dopo l’inserimento del matrimonio egualitario nel programma del Movimento, sottolineando inoltre il ruolo svolto dalla senatrice Alessandra Maiorino sulle politiche contro le discriminazioni.

Maiorino difende Conte: nessun arretramento sui diritti LGBTQIA+

Nel confronto interviene anche Alessandra Maiorino, che difende Conte e respinge l’interpretazione secondo cui le sue parole rappresenterebbero un arretramento del Movimento sui diritti LGBTQIA+.

La senatrice assicura che il M5S non intende rinunciare alle tutele e agli obiettivi già assunti in questo campo. La posizione di Conte, nella lettura proposta da Maiorino, riguarderebbe quindi gli eccessi attribuiti alla cultura woke e la definizione delle priorità politiche, non la cancellazione delle battaglie per l’uguaglianza.

È proprio qui, tuttavia, che rimane aperta la distanza politica con Angeli: non tanto sull’opportunità di contrastare le disuguaglianze economiche, quanto sull’utilità stessa di importare in Italia il frame del “woke” mentre numerosi diritti LGBTQIA+ restano ancora da conquistare.

Un confronto che riguarda l’identità del M5S

La discussione supera quindi il significato di una semplice replica interna.

Conte sta cercando di definire il profilo di una forza progressista che riporti al centro salari, lavoro, welfare e disuguaglianze. Angeli pone invece una domanda complementare: cosa accade quando, nel tentativo di recuperare la questione sociale, le battaglie delle minoranze vengono rappresentate come qualcosa di separato o potenzialmente concorrente?

Per il momento non risultano conseguenze programmatiche concrete all’interno del Movimento. La lettera di Francesco Angeli rimane un intervento personale di un attivista e iscritto M5S, mentre Maiorino ribadisce la continuità dell’impegno del partito sui diritti LGBTQIA+.

Ma il confronto ha aperto una questione destinata probabilmente a riemergere: per una forza che si definisce progressista, diritti civili e giustizia sociale sono due agende da mettere in ordine di priorità oppure parti della stessa battaglia contro le disuguaglianze?

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