È morto a Roma, all’età di 68 anni, Fabio Grossi, attore, regista e drammaturgo, protagonista di una lunga storia professionale nel teatro italiano e compagno di vita di Leo Gullotta per oltre quarant’anni. La notizia della scomparsa è stata confermata il 25 agosto dallo stesso Gullotta all’ANSA.
Grossi lascia una storia che merita di essere raccontata andando oltre la definizione di “marito di Leo Gullotta”. Prima ancora della dimensione pubblica della loro coppia c’è infatti una carriera artistica iniziata nel 1977, sviluppatasi tra teatro, cinema e televisione e progressivamente concentrata sulla regia e sulla drammaturgia.
Una vita per il teatro
Nato a Roma, Grossi debutta professionalmente alla fine degli anni Settanta e nel corso della sua carriera incontra alcune figure centrali della scena italiana, tra cui Luca Ronconi.
Negli anni Ottanta lavora anche per il cinema, partecipando a diverse produzioni popolari dell’epoca, mentre il teatro rimane il territorio nel quale costruirà la parte più significativa della propria identità artistica.
Dagli anni Duemila concentra sempre più il proprio lavoro sulla regia e sulla scrittura teatrale. Tra i progetti figurano Figlio di madre vedova, Lapilli – Suoni e voci dall’isola, Prima della guerra e lavori dedicati alla letteratura e alla memoria culturale italiana.
In numerose produzioni il suo percorso professionale si intreccia con quello di Leo Gullotta. Grossi ne dirige diversi spettacoli, trasformando una relazione privata anche in un lungo sodalizio artistico.
Un sodalizio rimasto vivo fino agli ultimi giorni. Il 22 agosto, appena pochi giorni prima della notizia della morte, la direttrice artistica della Fondazione Taormina Arte Sicilia, Simona Celi, riferiva di avere avuto uno scambio con Grossi sulla possibilità di realizzare un nuovo spettacolo con Gullotta da inserire nel cartellone dell’anno successivo.
Fabio Grossi e Leo Gullotta: una storia iniziata nel 1980
Accanto alla carriera artistica c’è una storia personale che assume un significato particolare anche per la memoria LGBTQIA+ italiana.
Fabio Grossi e Leo Gullotta stavano insieme dal 1980.
Una relazione attraversata in un’Italia profondamente diversa da quella di oggi, quando per le coppie dello stesso sesso non esisteva alcuna forma di riconoscimento giuridico e la visibilità pubblica di attori e personalità dello spettacolo omosessuali poteva avere conseguenze personali e professionali molto pesanti.
La loro storia ha attraversato più di quattro decenni di cambiamenti sociali e culturali.
Nel 2019, dopo l’introduzione delle unioni civili in Italia, Grossi e Gullotta hanno potuto finalmente dare anche una forma giuridica alla relazione che già condividevano da quasi quarant’anni.
Non è soltanto un dettaglio biografico.
La loro vicenda racconta infatti, attraverso due vite concrete, una parte della storia delle persone LGBTQIA+ italiane: quella delle coppie che sono esistite, hanno costruito famiglie, condiviso case, lavoro, successi e difficoltà molto prima che lo Stato fosse disposto a riconoscerle.
Quarantasei anni insieme
Dal 1980 al 2026 sono trascorsi quarantasei anni.
Fabio Grossi e Leo Gullotta hanno condiviso vita privata e palcoscenico, mantenendo nel tempo una relazione che è diventata anche una testimonianza pubblica della possibilità di costruire un legame omosessuale stabile e duraturo.
Ma ricordare Grossi soltanto attraverso quella relazione significherebbe raccontarne solo una parte.
Resta il regista, l’attore e l’uomo di teatro che per quasi mezzo secolo ha attraversato la cultura italiana, passando dalla recitazione alla regia e continuando fino agli ultimi giorni a immaginare nuovi progetti.
Ed è forse proprio nell’unione di queste due dimensioni — l’autonomia dell’artista e la storia dell’uomo che per quarantasei anni ha condiviso la propria vita con Leo Gullotta — che oggi può essere custodita la sua memoria.
Al momento non risultano diffuse informazioni ufficiali sulla causa della morte né indicazioni definitive relative ai funerali o a eventuali commemorazioni pubbliche.

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