Oltre l’inclusione: il riconoscimento delle persone queer nel cammino della Chiesa

La voce di Lorenzo Caruso Michele, raccolta durante la veglia per il superamento dell’omobitransfobia nella chiesa di San Pietro in Banchi a Genova il 14 maggio 2026, rappresenta molto più di una testimonianza personale: è il riflesso di un dialogo ancora aperto tra la comunità LGBTQIA+ e la Chiesa cattolica. Il racconto di Lorenzo, riportato dal Progetto Gionata, mette a nudo la complessità di un percorso fatto di fede, ricerca di accoglienza e, soprattutto, di riconoscimento.

Non si tratta solo di storie individuali, ma di un vissuto collettivo che attraversa generazioni e territori. L’esperienza di sentirsi «fuori dal disegno di Dio» o percepiti come «problema» da risolvere, come emerge dalle parole di Lorenzo, non è purtroppo isolata. La lettura dei documenti ufficiali della Chiesa, che ancora definiscono l’omosessualità come «oggettivamente disordinata», e le prassi di discernimento vocazionale che escludono le persone queer, sono ferite che segnano profondamente il cammino spirituale di molte e molti credenti LGBTQIA+.

Tuttavia, la narrazione di Lorenzo non si ferma al dolore. Racconta anche di una fede che resiste, che si interroga e che cerca risposte autentiche. Attraverso gli esercizi ignaziani per il discernimento, Lorenzo scopre uno sguardo di Dio capace di abbracciare la complessità e la totalità della persona, orientamento compreso. È qui che la riflessione si apre: il vero nodo non è l’inclusione, ma il riconoscimento. Non basta «fare spazio» alle persone queer; occorre vederle nella loro unicità, come parte integrante della comunità e del disegno divino.

Nel contesto italiano, dove la presenza delle veglie contro l’omobitransfobia si sta diffondendo – oltre sessanta in tutta Italia, con la partecipazione di almeno quindici vescovi – si avverte un lento cambiamento. Ma la strada è ancora lunga. Le parole di Lorenzo invitano a superare la logica dell’inclusione come concessione, per abbracciare quella del riconoscimento come diritto e come atto di giustizia. Un passaggio che implica non solo accettazione, ma anche ascolto, valorizzazione e piena cittadinanza ecclesiale.

La questione, dunque, non riguarda solo la Chiesa, ma si intreccia con il più ampio dibattito sulla dignità e i diritti delle persone LGBTQIA+ nella società. Il linguaggio, le prassi e le strutture devono evolvere per riflettere una realtà che è già presente, ma troppo spesso invisibilizzata o marginalizzata. Come sottolinea la testimonianza di Lorenzo, il compito delle comunità, dei gruppi e delle commissioni pastorali non può limitarsi a «includere», ma deve puntare a riconoscere e valorizzare la ricchezza delle vite queer.

In un tempo in cui la parola «inclusione» rischia di diventare retorica, la sfida è aprire spazi di autentico riconoscimento. Solo così la Chiesa – e, più in generale, la società – potrà essere veramente casa per tutte e tutti, senza condizioni e senza riserve. Il cammino è ancora in corso, e spetta a ciascuno di noi interrogarsi su come contribuire a renderlo più giusto, più umano, più fedele al messaggio di accoglienza e amore che molti, come Lorenzo, continuano a cercare e testimoniare.

Fonte: https://www.gionata.org/le-persone-queer-sono-gia-dentro-il-disegno-di-dio-veglia-di-genova/

Riflessione di Ariel P. per www.lgbtworld.it

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